il primo sito non ufficiale dedicato alla Lucchese

10 gennaio 2012-15:15-Grazie allo schermo.it per le risposte

Questa mattina abbiamo posto le seguenti domande alla redazione dello schermo.it che attualmente ci sembra la redazione giornalistica piu' libera e alla ricerca della verita',le domande erano:

se qualcuno vuole aiutarci ........a noi nella testa ci martellano queste domande:
Intanto mi aggiungo ai ringraziamenti e poi vi pongo alcune domande a cui noi tifosi non riusciamo a dare risposta:1)i terreni di san donato,come e' stato possibile valutare 2 milioni di euro terreni sottoposti a vincolo ambientale,alluvionale e cimiteriale ,e soprattutto essere riusciti a metterli a bilancio nella lucchese,causandogli un debito di milioni di euro e un insolvenza verso la cassa di risparmio di lucca che e' costato il fallimento.operazione architettata dai proprietari della lucchese che erano al tempo stesso i proprietari dei terreni di san donato? grazie a chi risolvera' la matassa
2)capitoli giocatori e dipendenti,come e' possibile che nessun giocatore dell'anno scorso e dipendente non abbia messo in mora la societa' lucchese libertas,non avendo percepito almeno 6 mesi di stipendio? ricordo che la lega calcio per poter sanare gli stipendi con il proprio fondo pro calciatori,richiede la richiaesta di messa in mora
3) come puo' una societa' formata da poteri forti,sindaco,assessore allo sport,famiglie importanti di lucca,con le cooperative marcucciane di scaltritti dentro etc etc fallire cosi' miseramente....l'idea mia e' che sia stata una scatola per affari illeciti trasversali....
se voi avete voglia di dare risposte ,sara' per tanti tifosi un piacere...........sperando che comunque la magistratura in questi anni possa darci risposte

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Il giornalista ALESSANDRO LAZZARINI dello SCHERMO.IT  ci ha' fornito delle risposte e ringraziamo

 

10-01-2012 / ALESSANDRO L. (REDAZIONE) (REDAZIONE)

In seguito alle numerose domande che vengono poste in merito alle vicende legate alla Libertas, riporto quanto avevo già scritto in calce all'articolo "Un anno di sport" in merito al fallimento:
la Lucchese Libertas non è (ancora) fallita, allo stato attuale delle cose la realtà è molto semplice: non ha pagato la tassa d'iscrizione al campionato di Lega Pro. Tassa che non avrebbe potuto pagare con mezzi propri ma facendo ricorso a fideiussione o ricapitalizzazione da parte dei proprietari, che in quel momento come risaputo erano i liguri (che avevano rilevato le quote di Valore) e Giuliani (socio di minoranza). Altri eventuali vizi di gestione o azioni contabili contestabili e poco chiare, come si sa sono al vaglio della magistratura. In sintesi, al momento attuale ci si possono porre molte domande ma ciò che si può dire senza scendere nel territorio delle illazioni o del chiacchiericcio da bar, è che i proprietari della Lucchese Libertas hanno scelto di non partecipare a campionati professionistici.

Per quanto riguarda la procedura fallimentare, la cui udienza stamani è stata rimandata al 7 febbraio, non è così scontato che la Libertas fallisca, anche se tutto farebbe pensare che sarà così. Con le nuove norme anche se una azienda non sana i propri debiti laddove sussistano determinate circostanze il giudice potrebbe rigettare l'istanza anche in presenza di reiterate insolvenze. Per spiegarmi meglio, prendiamo come esempio una società che fattura 10 milioni di euro annui e non paga una fornitura di mille euro. In questo caso sebbene decreto ingiuntivo e pignoramento avessero dato esito negativo il giudice potrebbe rinnegare il fallimento sull'assunto che non è possibile che una azienda di tali dimensioni fallisca per mille euro. Peraltro il debitore se ne resterebbe con la mani in mano e il fallimento sopraggiungerebbe solo con l'entrata in gioco dello stato o delle banche, quindi importi ben più sostanziosi (e il debitore se ne resterebbe ancora con la mani in mano, perchè viene dopo).
Ora, nel caso della lucchese il discorso terreni è piuttosto complesso, perchè confluiti nella società in base a vendita a un importo stimato da un perito professionista, stima evidentemente confermata dalla banca che ha erogato il mutuo necessario per completare la transazione. E' chiaro che se la banca ha prestato alla lucchese un tot di euro per l'acquisto dai terreni secondo la formula del mutuo ipotecario, l'istituto ha ritenuto che in caso di inadempienza nel rimborso delle rate del mutuo tali terreni avessero il valore necessario all'estinzione del debito.
Sembrerebbe infatti che la svalutazione dei terreni di San Donato, sul quale peraltro pende tutt'ora indagine della magistratura, sia sopraggiunta dopo tutte tali transazioni, tanto che sia i periti delle società proprietarie (per il valore da iscrivere in bilancio) che della banca (per l'erogazione del mutuo) precedentemente erano stati concordi nella valutazione. Se adesso dovessero valere meno, o molto meno, come in effetti probabilmente sarà, bisognerà vedere se a quel punto il realizzo teorico sarà comunque sufficiente a soddisfare i creditori (e in questo caso il giudice rigetterebbe il fallimento). 
Nel dettaglio pendono sulla libertas due decreti ingiuntivi di Banca del Monte (per 160mila euro) e di Cassa di Risparmio di Lucca (un milione e 100mila euro), con la società che già al 30/06/09 chiudeva in perdita di un milione di euro, oltre due milioni al 30/06/10, il tutto a fronte di un patrimonio netto superiore ai 3 milioni di euro (2010) con immobilizzazioni materiali (per lo più i terreni) per oltre 2,5 milioni di euro. Non siamo attualmente in grado di avere i numeri al 30/06/11, ma prima o poi avremo anche quelli e non è detto che siano peggiori del 2010. In poche parole se questi valori venissero ritenuti attendibili la società avrebbe i mezzi per soddisfare i creditori, ma chiaramente si tratta di uno scenario che ci sembra alquanto improbabile.

Per quanto riguarda la decisione dei calciatori riguardo la messa in mora invece, o si sta nel terreno delle illazioni o va riferita solo ed esclusivamente a loro scelta personale.

In merito al punto 3), come abbiamo scritto più volte, il progetto commerciale della formazione Valore-Cipriano era palesemente legato alla realizzazione dello stadio di proprietà. Fino a quel momento la società non era in grado di mantenersi con i propri mezzi pertanto i titolari avrebbero dovuto rivolgersi alle banche indebitandosi o conferire denaro proprio. Venuta meno la possibilità di ottenere lo stadio è rimasta soltanto una azienda con ricavi inadeguati a coprire i costi e, come detto prima, i proprietari - chiunque fossero - hanno deciso di alleggerirsi evitando ulteriori spese, quindi non iscrivendosi a campionati professionistici, vendendo il cartellino dei giocatori di proprietà e andando a giocare in terza categoria. L'obiettivo dell'imprenditore a questo punto è ovviamente quello di realizzare, cioè monetizzare, il patrimonio della società, composto peraltro da nome e marchio con discreto valore commerciale. In alternativa l'obiettivo dei proprietari può anche essere quello di costruire da zero una società in grado di coprire con la sola gestione sportiva i costi, e mantenerla nei campionati che si possono permettere. Tutto ciò alla luce dei fatti sembra chiaramente utopico, e comunque il probabile fallimento dovrebbe mandare a monte qualsiasi eventuale intento.
Per quanto riguarda le colpe il discorso è molto complesso e bisognerebbe partire da lontano, cioè da una disciplina che fa riconoscere come normali aziende società sportive che tutto sono meno che normali aziende. Come si è notato tale disciplina non funziona, i fallimenti sono all'ordine del giorno, la sola gestione sportiva non copre costi fuori di testa già nei campionati minori, gli esempi di società che vanno avanti coi propri mezzi si contano sulle dita di una mano e le restanti sopravvivono con l'impegno e la passione dei proprietari, che rimettono ogni anno da milioni a decine di migliaia di euro, in base alle loro possibilità e alle dimensioni della squadra che posseggono. Nel migliore dei casi il possesso di una squadra di calcio viene legato a ritorni di immagine o 'vie preferenziali' per investimenti sul territorio e quindi ricavi indiretti. 
E' sotto gli occhi di tutti che tale disciplina ha generato un settore economico, quello del calcio, assolutamente inaccettabile, dove i ricavi dipendono dalle concessioni televisive, le quotazioni in borsa da questioni effimere come i risultati, il valore dei beni dalla voglia che uno ha di giocare, insomma niente di certo dal punto di vista di bilancio come dovrebbe essere in una azienda. La deriva morale di tale settore è incommensurabile, permessa sfruttando la grande passione di gente quotidianamente truffata dei propri sentimenti, poichè è impossibile unire l'amore per la propria squadra del cuore e la gioia delle vittorie al profitto economico. Se nelle categorie maggiori con i grandi magnati e le grandi squadre tale situazione è meno evidente, noi tutti sappiamo bene quale tipo di situazione è stata portata in serie c, dove ogni domenica non si sa mai se si sta giocando una partita di calcio vera o se la squadra avversaria ha venduto la partita per rientrare degli stipendi non pagati o se i giocatori per ripicca dato che non vengono pagati vogliono perdere etc etc etc, con il risultato che alla fine a vincere i campionati sono quasi sempre le squadre i cui proprietari versano soldi e non le più forti. Emblematico il caso del cosenza lo scorso anno, retrocesso incredibilmente, ma anche della stessa lucchese, che gli addetti ai lavori a inizio campionato sapevano bene avrebbe potuto lottare per i primi posti.
Insomma, è il sistema che espone praticamente tutte le piazze a simili delusioni. Poi è ovvio che ci sono le responsabilità personali di imprenditori a volte senza scrupoli a volte incapaci, ma finchè sussiterà questo stato delle cose siamo destinati a tenerci un ambiente poco pulito, qualche soddisfazione, ma soprattutto tante delusioni. Specie nelle piazze medio piccole.

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